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JEAN PAUL GAULTIER / FROM THE SIDEWALK TO THE CATWALK

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From the Sidewalk to the Catwalk, la mostra partita nel 2011 da Montreal, fa tappa alla Kunsthalle di Monaco di Baviera fino al 14 febbraio con il supporto di Swarovski, partner di Jean Paul Gaultier in molte creazioni. Una mostra che ha “cambiato pelle” a seconda della sua destinazione, come si vede qui con le “gaultieriane” interpretazioni del dindrl, costume popolare nel sud della Germania e nell’Alto Adige, in Austria e Svizzera tedesca.

La base però è sempre la creatività forte, estrema, ricca di contrasti e di un senso del ritmo stilistico assolutamente unico. Da subito: da quando manda i propri sketches a Yves Saint Laurent (che li ritiene troppo carichi); quando diventa uno degli assistenti di Pierre Cardin (il giorno del suo 18° compleanno); o quando fa sfilare la sua prima collezione nell’ottobre 1976 al Planétarium del Palais de la Découverte di Parigi (all’opening a Monaco tiene a sottolineare quanto non avesse una lira e fosse riuscito a realizzare i capi con l’aiuto di tutti, parenti, amici, il concièrge addirittura, e del suo allora compagno di vita Francis Menuge).

Quattro decadi di creazioni fatte di materiali spesso inediti, accostamenti inusuali, idee sempre nuove e anticipatrici di tutto ciò che poi altri avrebbero ripreso. La sposa, le righe, il punk, le muse… il suo universo creativo e di vita, creano nella mostra angoli tematici. Vi sono poi i personaggi dressed by Gaultier: da Madonna in corset con reggiseno a cono, a Concita Wurst (che ha cantato al party dell’opening) in abito bianco… Creazioni che brillano luminose dei cristalli Swarovski, come il Kaput, un cristallo non “ortodosso”, che incarna la “perfetta imperfezione”: è matte & shining, round & squared… Insomma, rispecchia esattamente il senso di unconventional beauty proprio di JP Gaultier. Il quale ancora nella collezione couture 2015-16 Brittany ha sparso a piene mani applicazioni del prezioso cristallo e incluso gioielli e accessori fatti con l’innovativo Kaputt e il Crystal Spikes and Studs, lo stesso utilizzato per il Diamond Rocker, ovvero la biker jacket by Gaultier.

Racconta l’enfant encore et toujours terrible della moda – con una verve verbale a mitraglia – che i suoi genitori non volevano comperargli le bambole e allora, per i suoi esperimenti stilistici, lui bambino si rivolse al suo teddy bear. Lo stesso piccolo orsetto che nella mostra sfoggia i “prototipi” in carta dei suoi ormai iconici reggiseni a punta e spirale. Comunque, lui voleva fare il pasticciere. Poi vide un film e cambiò idea. Per fortuna!

Jean Paul Gaultier / Kunsthalle München

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